>La Svezia il miglior paese per l’integrazione

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La Svezia il miglior paese per l’ integrazione seguito da Portogallo e Canada?

Questo dicono le statistiche e questo dicono i numeri. E gli svedesi apprezzano. La mia opinione non conterà quanto quella dei capoccioni del British Council and Migration Policy Group ma mi permetto di dissentire.

La Svezia ha delle politiche di accoglienza molto generose e le ondate di immigrazione sono scaglionate secondo il periodo storico. I cileni sotto Pinochet, rifugiati della guerra nella ex Jugoslavia, poi Iraniani, Iracheni i gruppi più numerosi seguiti poi da tutte quelle etnie e popolazioni che hanno subito le peggior sventure. La Svezia li accoglie, con il corso del SFI li mette in grado di spiccicare due parole dissvedese, gli danno un alloggio nei quartieri dove non si vede uno svedese neanche a pagarlo oro.

Adesso sono pronti per dare i giornali sotto la metropolitana, fare le pulizie, guidare i bus (certo in Italia per alcuni può essere un miraggio), ma bisogna sempre rapportarsi al paese in cui si è; non è che a un operaio italiano in cassa integrazione se gli dici guarda che in Perù campano con 150 dollari al mese allora si sente meglio.

In realtà in Svezia gli immigrati, come del resto in ogni parte del mondo, salvo eccezioni, fanno i lavori che i locali non vogliono fare (e in alcuni rari casi non sanno fare). Sfondiamo la porta aperta e senza ante.

Parlare di integrazione però è un’altra cosa. Gli svedesi tollerano e ignorano gli immigrati, purchè non vivano nel loro quartiere. Arrivano a un livello tale che lo straniero è chiunque non sia svedese. Lasciando da parte per un attimo gli immigrati o emigrati dal loro paese, o migranti, che coinvolgono tutta una serie di problematiche più grandi, dalla religioni, ai costumi, alle usanze molto lontane da un modello Occidentale.

Se per un attimo parliamo dei semplici forestieri europei abbiamo già abbastanza elementi per avere il polso della situazione. Detto così brutalmente credo che agli svedesi non piacciono gli stranieri.

Gli svedesi viaggiano molto, studiano le lingue, fanno esperienze di periodi più o meno lunghi (scappano dalla Svezia pr un po) Badate bene non fatevi ingannare dagli svedesi che incontrate all’estero (ci sono cascato), dagli svedesi che hanno vissuto e studiato all’estero (ci sono cascato), dalle ragazze incontrate all’estero (ridaje ce so ricascato). all’estero. Quello che scoprirete col tempo è che agli Svedesi sotto sotto non piacciono i non svedesi. Possono essere curiosi, talvolta provare attrazione ma sotto sotto non gli piacciono. Questa è una idea che ho maturato col tempo e vivendo in Svezia. A prima vista, si può ricevere l’impressione opposta. Il motivo per cui possono essere attratti dagli stranieri o che li spinge ad andare via dalla Svezia (per poi inevitabilmente ritornare) è anche il motivo per cui non li sopportano, e cioè il fatto di essere (troppo) diversi da loro.

Solo dopo alcuni anni ho capito i moniti di alcune persone più grandi di me, di diverso sesso e di diverse nazionalità che vivevano in Svezia da decenni. All’inizio li avevo liquidati fra me e me un po sbrigativamente.

Ci sono diversi aneddoti o episodi di vita che si possono raccontare. Come ad esempio episodi di vita vera vissuta negli anni ’70 quando in strada e in pieno giorno immigrati (Sud Europei, ma già troppo scuri almeno per quanto riguarda i peli) venivano ‘appellati’ come teste nere nel migliore dei casi. O fidanzati italiani di donne svedesi a cui le proprie compagne sconsigliavano di proferire verbo esotico per strada. Eventi realmente raccontatemi da italiani emigrati tempo addietro, padri e mariti di donne svedesi.

Mi limito a citare però il più autorevole(?) GP (Göteborg Posten) che ha pubblicato un articolo dal titolo significativo “il fiasco della integrazione”. Sarebbe da chiedersi se quelli British Council hanno mai fatto un giro in Svezia, tra i somali svedesi ad esempio, a Kviberg, Angered, Västra Frölunda, Fittja o Rinkeby. Sembra un paradosso, o il fallimento dell’ integrazione che un paese che offre tanto in termini di accoglienza e di assitenza (fisica e materiale) venga poi punto sul vivo dagli stessi che hanno aiutato.

Ecco forse uno dei limiti della Svezia sembra molto più preoccupata della forma più che della sostanza, o se volete più dell’immagine che possa dare di se stessa rispetto a una vera e concreta inclusione, assimilazione sempre nel rispetto delle differeze da parte della cittadinanza. Ma su questo lo Stato può fare ben poco. Quando entrano in gioco le persone, lo Stato non può sostituirsi ad esse.

vignetta: “cosa diventerete da grandi?”.”Svedesi”.

>Filmjölk

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Non so se è capitato anche a qualche turista o novizio erasmus, però ai tempi di quando non parlavo neanche mezza parola di svedese ed ero uno studente post laurea appena sbarcato in Scandinavia mi capitò di imbattermi in un cartone di latte col nome di Filmjölk. Leggendo penso mjölk = milk quindi latte, fil sarà l’equivalente di fresco, pastorizzato o qualcosa del genere. Il prodotto in questione però è una via di mezzo fra lo yogurt (più liquido) e il latte (molto acido) e gli Svedesi doc lo adorano, spesso con i cereali (o anche con lo yogurt); infatti la Svezia è uno dei pochi posti dove si mangiano i corn flakes con lo yogurt invece che con il latte). Per la cronaca, ha un sapore più pungente una acidità differente rispetto allo yogurt perchè i batteri che scompongono gli zuccheri sono dei batteri differenti.

Ora la storia curiosa. La Mamma Arla che lo produce ha dovuto rispondere ad una lamentela piuttosto inaspettata da parte di una cliente a Nord-Ovest di Göteborg come riportato dall’Expressen. Versando le ultime goccie dell’acido liquido è caduto insieme alla parte più densa del cartone niente popo-di-meno-che un preservativo! La povera donna è rimasta tanto scioccata da non aver mangiato per due giorni consecutivi. La Arla risponde che non è possibile che un simile oggetto sia finito nel prodotto finito, anche per via dei numerosi filtraggi a cui viene sottoposto il liquido che non permetterebbe assolutamente il passaggio di un oggetto cosi grande.
La donna ribatte che nessuno in casa sua avrebbe potuto fare uno scherzo del genere. Si pensa quindi a una terza ipotesi di sabotaggio, nel tragitto, o nei punti vendita.

Scommetto però che non mangerà più Filmjölk tanto facilmente.
E forse non sarà la sola.

>Gli spot del Superbowl

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In Svezia in poche occasioni si viene a contatto con la comunità di americani presenti qui. Le elezioni americane, il 4 Luglio e il Superbowl sono una di queste occasioni. Non credevo ci fossero molti americani residenti, e infatti non sono tantissimi, ma comunque più del previsto. Se girate per i pub sportivi finirete prima o poi nella catena O’leary’s dove potrete leggere sui menù l’avvicente storia di come il Bostoniano proprietario si fosse trasferito in Svezia e si sia inventato una professione (anche lui 30 anni fa faceva fatica a trovare) e abbia iniziato col primo pub sportivo a Göteborg Kungsportsavenyn se non sbaglio e poi si sia allargato in tutte le principali cittä della Svezia e in talune con più punti di ristoro. La birra è cara, il cibo anche, i camerieri scontrosi e la percentuale del gentil sesso è bassa (se si esclude il melodifestivalen), strapieni o stravuoti ma con schermi ad ogni tavolo siete sicuri di riuscire a vedere il match che volete. Immagino si sia trasferito per amore, ma che la sua storia d’amore sia durata fino ad oggi non c’è traccia.

Tornando agli americani, la maggiorparte lavorano per multinazionali americane che li hanno mandati qui, alcuni sono studenti e altri personali delle ambasciate e simili. La Svezia rimane un paese troppo socialista per alcuni, troppo caro per altri e in generale troppo diverso. Mi inconrato nessuno che se ne sia innamorato, a parte le Svedesi. Come dicevo gli americani escono fuori nei locali o nei parchi a seconda del motivo per cui ci si riunisce, in gruppi numerosi per gli eventi nazionali come il Superbowl. Ora il superbowl è un evento mediatico planetario, più per tutto quello che ci gira intorno che per l’interesse per il football americano vero e proprio. Anche le persone che non seguono questo tipo di sport, vengono a sapere quale artista ha cantato l’inno nazionale americano, quale provocazione o gaffe a tenuto banco, quanti spettatori ci sono stati e quanto è costato uno spot al secondo. Da buon amante della pubblicità (unica cosa davvero interessante della televisione) un poco per deformazione accademica, mi sono interessato agli spot che si sono aggiudicati quella preziosa manciata di secondi negli intervalli televisivi.

Nonostante la crisi dell’economia globale, il settore automobilistico in crisi, è ancora l’industria pesante che spende e domina per creatività gli spot. E’ opinione diffusa che questi due spot siano quelli che si aggiudicano il premio creatività degli spot del Superbowl 2011. Guardateli e giudicate voi.

Io credo che lo spot della Chrysler sia più nazionalista (e a un evento come il Superbowl è permesso), coinvolgente ed emozionante. Eminem è un testimonial d’eccellenza che con il ritmo della sua musica celebra Detroit con tutto l’orgoglio di città che rivendica la sua essenza. Si narra di lavoratori, operai, fornaci acciaio e emblematica l’immagine del pugno chiuso di ferro in uno spot americano, ci dice che i tempi sono davvero cambiati. Scimmiottando anche l’esterofilia degli americani per molte cose come le birre che devono essere importate, imported come sinonimo di qualità cosi come le macchine, meglio se tedesche. Imported from Detroit è un messaggio forte che non passa inosservato, e che rimane impresso come il pugno della statua.

Mentre il commercial della casa tedesca secondo me è simpatico, ma si classifica in seconda posizione, perchè tutto sommato già visto. Se volete vedere tutti gli spot delle edizioni passate qui c’è tutto l’archivio del Superbowl in un sito molto interessante (ma solo per i maniaci delle pubblicità).

>Siamo davvero così?

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A parte gli appelli a cambiare che vengono da tutte le parti, (inclusi i messaggi degli italiani all’estero, molti dei quali, hanno trovato come unica via di uscita l’emigrazione rendendolo di fatto un paese sempre più vecchio da cui se ne vanno in molti) anche i siti di comparazione fra paesi ci mettono il carico, delle statistiche (che come dice qualcuno posso essere manipolate, e come dice qualcun altro sono la madre di tutte le str.. insieme alla supposizione). Ora non so quanto sia attendibile questo sito che compara le nazioni, e personalmente preferisco altre fonti o siti più autorevoli.

Certo è che il quadretto che salta fuori mi ha comunicato un certo disagio e mi ha fatto chiedere se non sia troppo severo o peggio pilotato. il risultato di questa comparazione gira (almeno nella cerchia di amici italoscandinavi) su un certo social media, detto FB che per antonomasia è solo lo strumento ultimo dell’ ultimo stadio del cazzeggio/voyerismo/ficcanasismo molto più potente perchè non si nutre di personaggi famosi ma della vostra cerchia allargate di conoscenze (ma come diceva un grande sociologo, il Medium è il messaggio, quindi meglio cambiare medium). Come tale lo prenderei con le pinze, anche per via del basso valore che gli attribuisce Google.

Per dovere di cronaca condivido il frutto della comparazione fra Italia e Svezia e anche il link e anche per sentire i vostri commenti e cosa ne pensate.

>I primi della classe e i soliti cattivi studenti

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La Svezia fa sapere ai cugini europei (di secondo grado, almeno, manteniamo le distanze var ni snälla) che non parteciperà alla concessione di prestiti a Spagna e Portogallo.

Tramite il ministro delle finanze, fa sapere che, taluni paesi si trovano in determinate condizioni perchè non sono stati accorti nella gestione delle finanze. La Svezia ha il compito di vigilare. Come dire chi è causa del suo mal…Poi aggiunge che visto che abbiamo aiutato Islanda, Lettonia (dove le banche svedesi sono molto esposte) e Irlanda (beh parlano inglese, e se lo fa il Regno Unito allora è cosa buona e giusta), ora bisogna stare più accorti.

Herr Borg però dimentica che quando si è trattato di aiutare i fratelli scandinavi dell’ Islanda per salvare l’isola spocchiosa dalla bancarotta (che finchè si sentivano forti, ricchi e superiori dicevano no a Euro, no all’Europa, e no ai trattati; ora solo spocchiosi) le gestioni allegre delle banche, i titoli tossici, i subprime, Icesave e la poco accorta vigilanza della banca islandese e delle banche nazionali, non ha tirato in ballo il rigore. Il ruolo dello straniero cattivo probabilmente lo facevano gli U.S.A. o l’ economia globale e liberista.

Ma ormai questo tipo di atteggiamento e mentalità lo conosciamo bene.

I cattivi sono i grandi paesi europei, meglio se del sud Europa. La Germania, proprio non ci piace (ma sotto sotto un po’ ci piace. Il punto è che vorremmo essere come NOI ma con la VOSTRA forza). Però è inattaccabile, ed è meglio starne alla larga; è sempre un peso massimo.

Sentirsi migliori e di non aver bisogno di nessuno, tanto siamo ricchi e virtuosi.

E’ questa la presunzione e quello che impedirà sempre a questi paesi di diventare GRANDI.

Questo forse, è il più grande limite del Nord.

A tutte le latitudini.

>Pippi Calzelunghe sulle banconote

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La maggioranza degli svedesi è d’accordo deve essere lei il prossimo personaggio a finire sulle banconote del regno. Scrittrice, donna (che non guasta mai) che ha ispirato generazioni di giovincelle svedesi a non considerarsi gentil sesso, ma quello forte, con un non troppo velato messaggio di Girls power in netta contrapposizione con i maschietti.



(Google commemora l’anniversario dei 65 anni di Pippi)

Da noi Collodi e Pinocchio sulle vecchie lire non ci so mai arrivati. I soldi sono una cosa seria! C’è anche un gruppo di Facebook di sostenitori della sua candidatura.

I più tradizionalisti invece sostengono che debba essere scelto Olof Palme, il premier che fu assassinato il 1 Marzo del 1986 il cui delitto ancora oggi rimane irrisolto. Diversi i moventi di fantapolitica, dalla CIA alla P2. L’unico sospettato dell’omicidio fu prosciolto ne 1998.

Tra gli altri candidati Alfred Nobel e addirittura Zlatan Ibrahimovic, con il 7% delle preferenze. Ma a questo punto ci vedrei piuttosto Bergman o Anita Ekberg.


P.s. Gli altri set di sesterzi li trovate qui.

>Consigli per il pranzo

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Consigli per pranzare sotto le 100 corone. A chi piace il cibo giapponese, sushi ma non solo consiglio di ordinare per provare un po’ di tutto la Bento låda. La scatola offre spiedini di pollo con salsa alle arachidi, del sushi e del manzo con la salsa di soya detto yakiniku. Riso in bianco come accompagnamento. Ci sono diversi posti dove mangiare sushi in centro a Stoccolma; devo dire che anche se non ero un amante del sushi in principio qui è veramente buono, piuttosto economico e non sono mai stato male (cosa importante, almeno fino adesso).

Alternativa anche per i turisti in visita è provare i vari Buffet Meny nei ristoranti che offrono cibo libanese. Per la stessa cifra o poco più si mangia tanto e bene. Consiglio quello dalle parti di Norrmalmstorg. La cucina esotica-etnica a Stoccolma è la regola più che l’eccezione. E quindi vai con Sushi-Giapponese, Thai, Mongola, Cinese, Libanese, Kebab, Korv, Hamburger, Pasta-pizza, panini, e insalte. Vegetariano come il jolly. In linea di massima gli svedesi sono molto attenti al cibo salutare, e quindi fritto a parte, bisogna dire che questi ristoranti etnici seguono il gusto del luogo evitando di appesantirvi inutilmente. Difficilmente si vedono palate di mayonese, burro e grassi insaturi, modello british per intenderci. Il kebab svedese rispetto a tante altre nazioni vi sembrerà una delizia di salute. E anche cibi da portare via, on-the-way, wrap vari sono piuttosto healthy se paragonati a altri tipi di cibo mordi e fuggi (i fast-food americani sono sempre fast-food, ben inteso). Unica pecca di questi posti è che la variazione fra un posto e l’ altro è minima e i piatti sono piuttosto standardizzati, anzi sempre gli stessi, in alcuni posti meglio in altri peggio, ma sempre e solo i ben collaudati 10 piatti. Ma gli svedesi sono piuttosto abitudinari e non amano molto le novità, mi sembra di capire. Un po’ da Truman Show, ma tantè, contenti loro.

Per chi invece vuole una full immersion di Svezia ci sono anche dei posti che offrono cibo tradizionale svedese: solitamente salmone, o le polpettine con purèe di contorno e marmellata di lingon, oppure se avete fegato (in buone condizioni) consiglio il Raggmunk: frittatona con fette di pancettona spessa rosolata. Una bomba. Questo per quel che riguarda il pranzo. Perchè se cercate un vero ristorante svedese buono, allora dobbiamo andare al Pelikan. Ma ne riparleremo un’altra volta.