>Se l´Islanda non paga il debito

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Dopo che il parlamento islandese aveva approvato di rimborsare 3,8 miliardi di euro ai governi Britannico e Olandese (il denaro è stato restituito dai rispettivi governi ai risparmiatori) l´Islanda fa marcia indietro. In un primo momento si era impegnata a compensare coloro che avevano affidato i propri risparmi a Icesave. Più di 320 mila persone hanno perduto i propri risparmi quando la banca è implosa nel 2008. Il rimborso deciso dal governo di Reykjavik sembrava un passo fondamentale, se l´isola aveva intenzione di iniziare le pratiche per entrare nella UE (ipotesi mai ventilata quando erano ancora uno dei paesi più ricchi del mondo). La manovra era passata con una maggioranza risicata di 33 voti contro 30 contrari. Il conto però era salato: ogni cittadino islandese avrebbe avuto sul groppone 12 mila euro di debito (320 mila abitanti). Dopo una serie di vicissitudini, il nuovo accordo si era basato sul rimoborso graduale fino al 2024 di una somma che equivale al 40% del Pil Islandese.

Il presidente Olafur Ragnar Grimsson rifiuta di firmare l´accordo e indice un referendum e chiama alle urne la popolazione. Secondo le stime il 70% degli Islandesi è contro la restituzione del debito.Il presidente, ponendo il veto, ha fatto in modo di non dover firmare la legge, approvata dal parlamento, che è sicuramente impopolare. Rimangono tanti dubbi: una materia cosi tecnica può davvero essere decisa dalla popolazione, tramite la democrazia diretta? E se decidessero davvero di non accettare di “pagare il conto”, quali sarebbero le conseguenze per un paese con una economia basata sulla pesca, e fino a a ieri sulla finanza, con valuta eterea che spesso è stata vittima di fortissime fluttuazioni. Significherebbe mettersi al di fuori del sistema finanzario internazionale. E ancora: come la prenderebbero i due stati membri, e tutta l´Unione Europea di fronte a questa richiesta di aiuto nel momento del bisogno, cercandosi di attaccarsi al treno Europa, salvo poi non voler dare nulla in cambio? Come reagirebbero i creditori internazionali alla notizia di una Islanda che non onora i sui debiti? E gli interessi quanto aumenterebbero per via del maggior rischio per coloro che hanno prestato il denaro? La crisi ha costretto l´isola a prendere in prestito milardi di dollari dal FMI, a condizione che si fossero fatti carico della compensazione di Icesave. Qui in Svezia, a Stoccolma i segni tangibili li abbiamo già visti. La banca islandese Kaupthing che aveva una filiale a Stureplan, ha chiuso bottega da qualche mese lasciando spazio a una banca locale.

La crisi in pillole:

2008 – Aprile – Il governo avvisa che potrebbe intervenire sul mercato azionario e sulla valuta per combattere gli Hedge Founds che stavano attaccando il mercato finanziario.
2008 – Ottobre – Il governo prende il controllo delle principali 3 banche nel tentativo di stabilizzare il sistema finanziario. Fa domanda per i fondi del FMI, primo paese occidentale dal ´76.
2009 – il governo chiama a elezioni anticipate la popolazione e rassegna le dimissioni vincendo la candidata Johanna Sigurdadottir.
2009 – L´Islanda fa domanda formale per entrare nella UE.
2010 – Il presidente Grimsson pone il veto e chiama la popolazione al referendum.

(Fonte:BBC)

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